Tannhauser

Appunti in ordine sparso di Riccardo Bruni

Orizzonti digitali per l’editoria, un master a Tortuga

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La lotta alla pirateria digitale prosegue incessante. Qualche giorno fa la notizia della chiusura di Library.nu dove potevano essere scaricati gratuitamente libri in versione piratata. Un duro colpo messo a segno contro il Nemico? Ho qualche dubbio. Qui potete trovare una lista di altri diciassette siti che, stando al mini censimento eseguito dal Disinformatico di Paolo Attivissimo, consentono di fare più o meno la stessa cosa. E sono bruscolini. Secondo la Publishers Association il numero di siti che permettono di scaricare illegalmente ebook è passato da 50mila nel 2010 a 115mila nel 2011 (vedi questo articolo su Repubblica.it). Quello che riesce difficile da capire è come si possa davvero pensare di combattere la pirateria con questi strumenti. Chiudendo un sito. Non so, forse ci sono persone convinte che con la chiusura di Napster l’industria discografica abbia sconfitto per sempre questa piaga. Un po’ come vivere in un piacevole universo alternativo.

Come spiega in questo articolo Daniele Lepido (il suo blog si chiama I bastioni di Orione e una certa affinità con quello che state leggendo non è difficile notarla, cari replicanti) i numeri di Library.nu erano di tutto rispetto. Una biblioteca pirata di circa quattrocentomila titoli, di cui quattromila italiani. Lepido cita calcoli in base ai quali Library.nu avrebbe fruttato ai propri gestori otto milioni di euro di pubblicità. Certo, non hanno pagato un centesimo per i diritti d’autore, ma il modello ha in sé un qualcosa da studiare. Almeno quanto i creatori di iTunes hanno studiato Napster. Il programma di prestito per gli ebook di Amazon non è così distante. Anche in questo caso i libri possono essere scaricati gratuitamente dai lettori. Con la differenza che Amazon prevede un fondo di 700 mila dollari per gli autori che mettono il loro ebook a disposizione di questo progetto. La cosa a quanto pare funziona, dato che (sono dati di Amazon, muniamoci di molle) le royalties degli autori che hanno partecipato al programma sono aumentate del 26 per cento. Questo vuol dire, come spiegato in questo articolo di Pianetaebook che

Una volta letto gratuitamente, l’ebook viene anche acquistato. O che scoperto l’autore, gli si restituisce parte del “maltolto” acquistando il resto della bibliografia digitale.

Finché non sarà chiaro che la pirateria è su questo piano che deve essere arginata, la battaglia non solo sarà persa in partenza, ma correrà il rischio di limitare l’uso e la diffusione del digitale. E questo è un male. Penso a tutti quei titoli che si trovavano su Library.nu e che non sono più in commercio, per esempio. Libri che non sono più pubblicati e ai quali soltanto il digitale può garantire una seconda vita e nuovi lettori. Che è poi uno dei motivi per cui mi piacciono così tanto gli ebook.

Scritto da Riccardo

21 febbraio 2012 alle 12:21

Giornali in crisi, la salvezza è un orizzonte tutto digitale

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Sul rapporto tra digitale e pirateria c’è questo articolo pubblicato sul quotidiano online Lettera43 che riassume in modo efficace la questione. Va detto subito che Lettera43 è un giornale digitale, nato in digitale, senza alcun riferimento cartaceo. In poche parole, una delle tante dimostrazioni di quanto ormai la carta non sia più necessaria per fare informazione. E pensando a quelle realtà del nostro patrimonio editoriale e informativo che sono sull’orlo del baratro, i tempi per una riflessione in questo senso sono maturi.

Sono ormai assodate le virtù di una maggiore fluidità, della possibilità di aggiornamento in tempo reale e di integrazione con le reti di socializzazione. Il digitale ha persino consentito il ritorno delle edizioni della sera. E per quanto anch’io adorassi stropicciare il tabloid di carta, ormai non potrei tornare indietro. Anche solo per la mania che ho di mettere da parte gli articoli che mi interessano. Prima riempivo contenitori di ritagli che poi era impossibile ritrovare, adesso bassa scrivere una parola in spotlight che tutto viene pescato dai meandri del mio hard disk in un attimo. Dico cose ovvie, ma è lo stesso che sta accadendo con il kindle. Che mi è arrivato giovedì.

Le prime impressioni sono ottime. Non so se anche in questo caso si sia innescato un processo irreversibile, ma rispetto al vecchio cybook gen 3 questo gioiellino targato Amazon offre un sacco di comodità alle quali la vedo dura rinunciare. E vengo finalmente al merito dell’articolo di Lettera43 sulla pirateria, ovvero il Bobonero che tormenta le notti insonni di molti editori così restii all’ebook.

La tesi principale è che la pirateria faccia ormai parte dell’ecosistema digitale, in diversi modi.

Grande verità.

La scelta tra contenuti regolari o pirata sta nella combinazione tra facilità d’uso, prezzi e disponibilità dei contenuti in un determinato mercato. Servizi come iTunes per la musica, Netflix per i video o Kindle per i libri vanno insomma nella giusta direzione.

Non so per Netflix, ma per iTunes e il Kindle Store posso confermare. La semplicità di acquisto, il prezzo contenuto, i vari servizi come l’anteprima gratuita, l’immediatezza della fruizione e la comodità di avere tutto su un account accessibile da ogni lettore sono le armi migliori per arginare la pirateria e rendere quella che resta un servizio di promozione. Stessa sensazione che provo quando la mattina apro il quotidiano al quale sono abbonato in versione digitale. E allora insisto: i tempi sono maturi. E se non è più possibile foraggiare con soldi statali la sterminata quantità di giornali che hanno un pubblico troppo ristretto per sopravvivere con le loro forze, agli appelli per la sopravvivenza di queste realtà editoriali vorrei si aggiungesse l’appello a convertirle in bit, affinché possano continuare a far sentire la loro voce. Lo dico come giornalista, come autore, come lettore, come cittadino, come osservatore appassionato ai temi editoriali.

Scritto da Riccardo

13 febbraio 2012 alle 17:59

Contro la pirateria servono prezzi più bassi e più servizi

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Proprio nei giorni in cui a Milano si è svolto l’evento Ifbookthen dedicato all’editoria digitale, il presidente dell’Associazione italiana editori, Marco Polillo, è intervenuto sull’argomento parlando del problema della pirateria. Polillo sostiene che «la pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia». Arriva a questa conclusione prendendo in esame la classifica dei 25 libri più venduti sul sito Ibs e andando a cercare quanti di questi titoli hanno già una versione digitale illegale che circola in internet. Polillo ha scoperto che dei 25 titoli più venduti della scorsa settimana 19 hanno già versioni pirata. Ne consegue che «se la pirateria non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio è che il mercato muoia sul nascere». Questo ha portato Polillo ad ammettere il sostegno dell’Aie per l’emendamento Fava per «individuare tecniche equilibrate che intervengano ex post su quanto viene pubblicato e che conducano alla rimozione immediata di ciò che viola i diritti d’autore». Sicuramente avrà ragione Polillo, ma io, presuntuoso che non sono altro, non sono d’accordo.

Partiamo dai dati di Ibs. Ammettiamo anche che si trovino in versione pirata tutti e venticinque i libri nella classifica dei più venduti, il vero raffronto da fare è un altro. È bene infatti tenere presente che la classifica alla quale Polillo si riferisce è quella dei libri in edizione cartacea. Andando a vedere i prezzi delle versioni digitali di quei libri scopriamo che questi oscillano tra i 6,99 e i 13,99 euro con una certa concentrazione sulla fascia di 9,99. Nei primi 25 posti della classifica degli ebook più venduti la musica cambia. A conferma, diamo un’occhiata anche alla classifica degli ebook più venduti di Amazon (che da sola rappresenta la metà del mercato ebook totale in Italia): nel momento in cui sto scrivendo tra i primi dieci ce n’è solo uno che supera i 4 euro. La mia conclusione è quindi sensibilmente diversa da quella ufficiale dell’Aie. È vero che con il digitale la periteria fa parte del sistema, ma è anche vero che questa si concentra laddove i prezzi sono alti. Acquistare un libro anziché scaricarlo è una decisione che non può essere affidata unicamente all’etica del lettore. Deve esserci anche un riscontro nel servizio. Un ebook che costa quattordici euro e può essere letto solo su un dispositivo autorizzato, non può essere copiato per essere letto da un’altra parte, non posso usarne degli estratti per un copia incolla e via dicendo è destinato a perdere contro la sua versione pirata.

Un ebook che costa due euro e può essere letto in un click da tutti i dispositivi che voglio senza mai perdere né il segno né le note che ci scrivo sopra può vincere contro la copia pirata. Perché offre un servizio in più (e non in meno, come avviene con i drm che limitano l’uso del file) rispetto alla copia pirata e quindi rende accettabile quella piccola spesa che richiede. Ora, è vero che se questo non sarà chiaro una volta per tutte il mercato digitale faticherà di più a svilupparsi, ma attenzione: chi ne farà le spese sarà la stessa industria editoriale. Perché di certo il rischio non è che «il mercato muoia sul nascere», quanto piuttosto che l’editoria prenda una mazzata epocale dal momento che i lettori cercheranno soddisfazione altrove. L’industria discografica ne sa qualcosa. Sarò monotono, ma tutto questo discorso mi conferma che l’unica difesa contro la pirateria sono prezzi bassi, servizi e semplicità d’uso. Insomma, bisogna darsi da fare. Non c’è altro emendamento possibile.

Scritto da Riccardo

4 febbraio 2012 alle 17:45

Protetti, corazzati, impenetrabili, praticamente perdenti

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L’arrivo di Amazon inizia a farsi sentire. In un mese il mercato totale di ebook è raddoppiato. Restano cifre ancora piccole, come ci conferma l’ottimo Tombolini in questo post ma la proporzione della crescita è notevole. La riprova è quanto scrive Simonetta Fiori su Repubblica, che cioè l’Istat ha fotografato 700 mila lettori forti in meno. Quei dati, come commentano in questo articolo su Booksblog, si riferiscono al cartaceo. Aggiungiamo un’altra considerazione, ovvero che i più propensi a passare al digitale sono proprio i lettori forti (sono considerati tali, a fini statistici, coloro che leggono almeno un libro al mese) e otteniamo un quadro diverso. Quei lettori forti non hanno smesso di leggere: sono passati al digitale. L’apertura del kindle store italiano ha fornito quell’accelerazione che ci aspettavamo. Anche a scapito degli altri distributori. D’altronde, come conferma questo articolo sull’uscita di Chicken Little, un racconto di Cory Doctorow pubblicato da 40K, i prezzi che offre Amazon o sono gli stessi o sono migliori. In questo caso, lo stesso racconto costa 3,99 euro in formato epub e 2,99 euro su Amazon. E questo offre i conseguenti spunti sul tema del formato digitale. Esperienza personale: appena letto questo articolo ho fatto un esperimento. La Adelphi decide di pubblicare in ebook le 75 inchieste di Maigret. Ora, Georges Simenon è uno di quegli autori che chi lo conosce sa di cosa si parla e chi non lo conosce dovrebbe conoscerlo. Non mi dilungo e colgo l’occasione per scaricare il primo libro, che oltretutto è in omaggio. Lo acquisto (pagandolo 0 euro, ma il procedimento è il medesimo e serve l’account) sia su Ibs sia su Amazon. La versione su Ibs è ammorbata dai drm di Adobe, i meccanismi di protezione. A parte qualche inevitabile riflessione sul senso di mettere meccanismi di protezione a un libro gratuito, il cui scopo è promuovere una collana, con la presenza dei drm ho dovuto prima scaricare la licenza digitale, da questa scaricare nel programma di Adobe la copia del libro, poi ho dovuto ricercare la copia dalla cartella dove era stata salvata dal programma e caricarla sull’ebook reader, il mio cybook. Ho acquistato lo stesso titolo su Amazon. Ho cliccato e dopo un minuto ce l’avevo sull’iPad (non ho il kindle, ma il metodo è identico). Oltretutto il servizio Whispersync sincronizza l’ultima pagina letta, gli appunti, le sottolineature e i segnalibri che così posso ritrovare su tutti i device con i quali posso accedere alla mia libreria digitale, grazie a una serie di programmi gratuiti per pc, Mac, Android, BlackBerry e via dicendo. Il libro è smaterializzato in modo definitivo e fruibile ovunque, mantenendo anche gli appunti che ci scrivo sopra. Non voglio tessere le lodi di Amazon, non mi interessa, ma in questa fase, in cui il discorso del formato è ancora aperto agli eventi, è chiaro che per concorrere bisogna offrire qualcosa di simile. Le protezioni che ostacolano una fruizione semplice, economica e immediata vanno nel senso opposto. Bezos ringrazia.

Scritto da Riccardo

26 gennaio 2012 alle 19:21

Iva sugli ebook: un caso per il commissario Kroes

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A quanto pare il commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes sta dando seguito a quanto disse a ottobre alla Buchmesse di Francoforte, quando con tutta la sua saggezza olandese affermò che «quello che conta è la marmellata, non il vasetto che la contiene». Stiamo parlando di ebook e di iva. La Kroes aveva messo in luce la disparità di trattamento tra cartaceo e digitale (vedi qui un articolo su Key4biz) e aveva annunciato l’intenzione di risolvere la situazione. Da alcune notizie apparse sul web (qui su Editoria digitale e qui su Webmasterpoint) sembra che abbia deciso di passare ai fatti. Questo porrebbe fine a una disparità priva di senso. Intendiamoci, tra cartaceo e digitale non dovrebbe esserci alcuna gara, non dovremmo dividerci tra sostenitori dell’uno e sostenitori dell’altro, con l’unica conseguenza di parlarci addosso rimanendo ciascuno fermo sulle proprie posizioni, ma considerare questi due supporti come complementari, in grado l’uno di perfezionare l’offerta culturale complessiva laddove l’altro non arriva. In questo senso, non equiparare l’iva non è un vantaggio sleale concesso al cartaceo sul digitale, ma un danno per tutti, un dispetto alla cultura. Speriamo sia la volta buona.

Scritto da Riccardo

23 gennaio 2012 alle 16:17

Raccontare il disastro

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Sono uno dei tanti giornalisti che in questi giorni hanno affollato la banchina di Porto Santo Stefano cercando di raccontare il naufragio della Concordia. Come tutti gli altri sabato mattina ho parlato con i passeggeri, raccogliendo le loro storie. Alcuni di loro erano rimasti sconvolti dall’effetto del panico. Dall’effetto che il panico ha avuto su loro stessi, costringendoli alla fuga. Alcuni si sentivano in colpa. Ma le storie che tutti vorrebbero raccontare vanno in senso opposto. La ricerca del gesto eroico che abbia un effetto consolatorio, quasi tranquillizzante. In quei volti che rientravano dall’Isola del Giglio c’era l’impronta dell’incubo in cui erano precipitati, lo smarrimento di chi cerca i propri cari, la speranza affidata alla prossima corsa dei traghetti che hanno riportato i naufraghi in continente. Nei giorni successivi è stato diverso. Sempre più difficile aspettarsi novità positive dalle operazioni di soccorso. Pensando ai dispersi c’è quasi il timore di chiedere a chi rientra a Porto Santo Stefano se ci siano novità.

Scritto da Riccardo

17 gennaio 2012 alle 11:30

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Joyce appartiene a tutti

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Cosa succede quando decadono i diritti d’autore per un’opera? A regola, dovrebbe succedere che quell’opera diventa patrimonio pubblico. Da questo articolo pubblicato su Libriblog ho appreso che il 13 gennaio (oggi) è stato il primo giorno dopo i settant’anni dalla morte di James Joyce. Ho controllato su Wikipedia. È vero. Era nato a Dublino il 2 febbraio 1882 e il 13 gennaio 1941 è morto a Zurigo. Dopo settant’anni dalla morte di un autore le sue opere sono libere da copyright. Sono di pubblico dominio. Patrimonio dell’umanità. Se questo ha avuto un grande valore finora, nell’era digitale acquisisce un valore immenso. Le opere non coperte da copyright, infatti, potrebbero essere distribuite gratis. Mentre nel mondo della carta costi di stampa e distribuzione impongono comunque di far pagare il prezzo del libro a chi vuole leggersi Aristotele, Dumas, Manzoni, Poe o, da oggi, Joyce, nel mondo del digitale tutto questo non esiste. Fatti salvi gli eventuali diritti sulla traduzione, infatti, i testi potrebbero essere pubblicati in ebook con un lavoro redazionale piuttosto semplice, piazzati su un sito e diventare patrimonio mondiale. Su questa linea si muove il Progetto Manuzio, per esempio, e c’è anche il sito Public Domain Day che si occupa proprio di questo argomento e sul quale ho scoperto che da quest’anno anche le opere di Virginia Woolf apparterranno a tutti. Un governo illuminato investirebbe qualche spicciolo su questo fronte.

Scritto da Riccardo

13 gennaio 2012 alle 18:46

Nuvolette sulle nuvole e altre meraviglie

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Davvero un periodo di novità interessanti sul fronte del fumetto in digitale. Da twitter vengo a sapere che la Panini Comics sta per varare una nuova piattaforma che annuncia così:  «In un momento di forte crescita per l’eBook e la lettura digitale in Italia, Panini Comics si affaccia sul mercato della distribuzione del fumetto in formato digitale, allo scopo di allargare la penetrazione del proprio marchio e dei propri titoli anche ai nativi digitali e a coloro che si affidano alla rete e ai propri device per consumare lettura e intrattenimento. Il 25 gennaio 2012 nascerà il negozio di digital comics Panini Digits. Il fumetto digitale “Made in Panini Comics” diventa finalmente realtà». Il tutto per ipad, iphone, ipod tooch, mac e pc. Sembra di capire che i vari acquisti fatti rimarranno a disposizione sulla nuvoletta così da essere letti da qualsiasi device. Più o meno lo stesso servizio che già adesso fa Amazon con il suo Whispersync. Il libro è definitivamente smaterializzato e resta nell’aria, a disposizione in ogni momento. Un po’ come nei videogiochi in cui in ogni momento con un tasto puoi fare l’inventario degli oggetti che compaiono attorno al personaggio. Tornando a Panini Comics, il tutto dovrebbe partire con titoli storici che chiamano in causa anche Stan Lee per poi attivare qualche novità interessante per il fumetto creato per il digitale. A questo proposito BeccoGiallo, che ha digitalizzato alcuni titoli a disposizione su BookRepublic a 2,50 euro l’uno, ha riassunto qui una discussione nata sempre su twitter sulle caratteristiche che dovrebbe avere un fumetto nato per il digitale. Io ho suggerito di fluidificare la tavola per un motivo fondamentale: i device non hanno tutti la stessa superficie di lettura. Non è pensabile una tavola che vada bene per un palmare e per un monitor panoramico. Concludo con una segnalazione dal mondo cartaceo. È uscito per Einaudi Stile Libero il libro a fumetti Un fatto umano (di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi), che citando una frase di Giovanni Falcone («La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine») racconta la storia del pool antimafia. Ne parla qui Massimo Maugeri sul suo blog Letteratitudine. È un lavoro importante. Per molti aspetti. Qui mi limito a sottolineare l’efficacia con la quale la narrazione grafica si sta offrendo come veicolo per l’inchiesta giornalistica e storica. Che sia questa la formula magica che il fumetto italiano non aveva ancora trovato?

Scritto da Riccardo

11 gennaio 2012 alle 10:35

Leggiamoci un fumetto

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Nel frattempo ho scambiato quattro chiacchiere con Daniele Marotta, impegnato nella promozione di Superzelda, la graphic novel che racconta la vita di Zelda Fitzgerald realizzata insieme a Tiziana Lo Porto, che è l’autrice dei testi, per Minimum Fax. Ne è nata questa intervista. Ma a parte il caso specifico, ogni volta che si parla di fumetti il discorso non può esimersi dall’affrontare lo stato delle cose di una forma narrativa ancora considerata minore. C’è sicuramente dalle nostre parti una pregiudiziale immatura, che confina il fumetto in uno spazio secondario. Però è anche vero che questo tic culturale deriva forse dal fatto che il nostro fumetto non ha imparato fino in fondo a essere popolare e d’autore insieme come è riuscito a essere altrove, sia in terra francofona che anglofona, per dire. Da una parte sono rimasti i mostri sacri, dall’altra il fumetto da edicola. Entrambi con innumerevoli pregi e con una storia gloriosa alle spalle, ma forse incapaci, oggi, di rivolgersi a lettori nuovi, diversi dai propri, e sviluppare un contesto in grado di raggiungere un pubblico più vasto. Uno dei tentativi più significativi in questo senso credo sia stato quello dell’editore BeccoGiallo, e a questo proposito ricordo questa iniziativa in combutta con L’Unità e BookRepublic: una collana di fumetti in versione ebook a 2,50 euro che è davvero un’occasione per avvicinarsi a questo tipo di narrazione e al fumetto d’inchiesta in particolare.

Scritto da Riccardo

5 gennaio 2012 alle 15:29

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Quattro storie per il nuovo anno

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Nel prossimo anno si incroceranno per me quattro storie. Quattro oggetti narrativi, ognuno dei quali si trova in una fase diversa e vorrei provare a raccontare passo passo su Tannhauser i vari progressi e le cose che avverranno. A partire dal fatto che adoro il numero quattro.

Il primo è un romanzo che ha già un editore e un contratto firmato. Si tratta di un giallo storico, ambientato a Venezia, agli albori del sedicesimo secolo e dell’industria editoriale. Anche il secondo è un giallo, stavolta ambientato nell’Italia di oggi in un intreccio tra giornalismo, politica, servizi segreti e cose ereditate dal passato. È ancora in valutazione e quindi aspetta di trovare un editore. Poi c’è Nessun dolore, uscito quest’anno dal torneo letterario Io Scrittore, in ebook. Per questo romanzo breve potrebbe arrivare l’edizione cartacea. L’ultima storia è quella ancora da scrivere. Qui siamo nel luminoso campo delle idee. Vedremo se quelle che ho in testa in questo momento di riveleranno buone.

Questo blog è nato da qualche mese e sto ancora cercando di capire come funziona la cosa. Ho provato a fissare dei pensieri raccontando un punto di vista. I post più letti sono quelli sull’editoria digitale e sul mio romanzo «Nessun dolore», in buona parte perché ha riguardato un concorso al quale hanno partecipato un sacco di persone che si sono poi interessate al seguito. In un certo senso il blog è nato attorno a quell’esperienza. È nato per la consapevolezza che ogni forma di narrazione è frutto di un rapporto, di una connessione, come ho scritto nel post inaugurale. E volendo occuparmi narrativa, ci tengo.

Vi lascio a queste ultime ore del 2011.
Buona fine e buon inizio.

Scritto da Riccardo

31 dicembre 2011 alle 11:23