Ho letto questo interessante articolo di Alessandro Longo su Repubblica. In pratica, la polizia tedesca a giugno ha smantellato un sito internet di studenti che forniva link a film in streamnig. Per dimostrare il danno apportato dalla pirateria all’industria del cinema, sarebbe stato affidato uno studio a un istituto di ricerca, i cui risultati sarebbero però andati in direzione opposta. Uso il condizionale solo perché non mi sono procurato una fonte diretta, avendo qualche problema con il tedesco. La notizia sta comunque nel fatto che a quanto pare gli esiti dello studio avrebbero dimostrato che la “pirateria” al contrario aiuta il cinema. Gli utenti di quel sito, infatti, usavano lo streaming dei film per scegliere quelli da vedere al cinema o da acquistare. La diffusione di contenuti a costo zero, cioè, ne favorirebbe il consumo legale. Nell’articolo c’è anche questo link al sito della Siae dove sono riportati i dati del 2010. Ora, dando per assodato che gli strumenti per scaricare copie pirata con torrent e via dicendo o per guardarsi direttamente in streaming i film sono aumentati e migliorati, questo è andato di pari passo con il miglior risultato dell’industria cinematografica degli ultimi venticinque anni. Questo è quanto afferma la Siae: «Il cinema è il settore che ha fatto registrare i migliori risultati con segni positivi in tutti gli indicatori, dal numero di spettacoli (+43,26%) e biglietti venduti (+10,39) alla spesa al botteghino (+16,37%), spesa del pubblico (+14,33%) e volume di affari (+16,22%)». Viene da pensare che gli strumenti che consentono di distribuire contenuti illegalmente abbiano anche un ruolo di sensibilizzazione verso quegli stessi contenuti. Mettiamo il caso che una persona non sia mai andata al cinema e non abbia mai visto un film. Qual è il modo migliore per avvicinarla a questa forma di espressione? Magari inserendo un film nel suo uso quotidiano del computer. Chissà perché mi vengono in mente gli ebook e la scarsa propensione a leggere di cui ci lamentiamo sempre dalle nostre parti.
A proposito di pirateria, secondo questo sondaggio
http://www.pianetaebook.com/2011/08/prezzi-piu-bassi-uguale-meno-pirateria-i-risultati-del-sondaggio-9462
il 61 per cento degli intervenuti si dice convinto che il miglior modo per arginarla sia mantenere basso il prezzo degli ebook. Ma siamo davvero sicuri che se anche un ebook costasse anche solo un paio di euro ci sarebbe gente disposta a pagarli anziché avere lo stesso libro piratato e gratis? Non è questo il grande limite del digitale?
Benvenuto, Winsley. Avevo visto quel sondaggio e sì, credo che la maggior parte dei lettori sarebbe disposta a pagare un ebook pochi euro anziché scaricarlo gratis. Scaricare libri piratati su emule o utorrent (quelli che conosco) non è immediato e il file che ti ritrovi a volte ha gli apostrofi al posto degli accenti, ha i rientri e i “bianchi” tra paragrafi inseriti a caso, una formattazione indecente. E poi devi convertirlo. Per carità, niente di insormontabile, ma io preferisco spendere qualche euro e avere il libro in un minuto già direttamente sull’ebook (al momento non posso perché il mio cybook non ha il wifi). Come vedi non parlo nemmeno di scelta etica, sebbene almeno per me si tratti un aspetto importante. Una quota di pirateria sarà comunque fisiologica (e probabilmente, come dico nel post, anche benefica) ma l’uso di massa sceglierà la via più comoda, sempre che il prezzo resti entro un certo limite. Lo dimostrano per esempio i videogiochi. Sono un’industria fiorente e sempre più utenti acquistano da internet, nonostante tra loro la percentuale di chi possiede il know how per rifornirsi attraverso altri canali sia sicuramente alta. Diventa interessante, infine, il discorso degli abbonamenti che fidelizzano il lettori con una spesa una tantum e, perché no, potrebbero essere venduti anche in libreria.
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