Contro la pirateria servono prezzi più bassi e più servizi

Proprio nei giorni in cui a Milano si è svolto l’evento Ifbookthen dedicato all’editoria digitale, il presidente dell’Associazione italiana editori, Marco Polillo, è intervenuto sull’argomento parlando del problema della pirateria. Polillo sostiene che «la pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia». Arriva a questa conclusione prendendo in esame la classifica dei 25 libri più venduti sul sito Ibs e andando a cercare quanti di questi titoli hanno già una versione digitale illegale che circola in internet. Polillo ha scoperto che dei 25 titoli più venduti della scorsa settimana 19 hanno già versioni pirata. Ne consegue che «se la pirateria non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori. Se gli investimenti che le imprese stanno oggi facendo non avranno un loro ritorno, infatti, il rischio è che il mercato muoia sul nascere». Questo ha portato Polillo ad ammettere il sostegno dell’Aie per l’emendamento Fava per «individuare tecniche equilibrate che intervengano ex post su quanto viene pubblicato e che conducano alla rimozione immediata di ciò che viola i diritti d’autore». Sicuramente avrà ragione Polillo, ma io, presuntuoso che non sono altro, non sono d’accordo.

Partiamo dai dati di Ibs. Ammettiamo anche che si trovino in versione pirata tutti e venticinque i libri nella classifica dei più venduti, il vero raffronto da fare è un altro. È bene infatti tenere presente che la classifica alla quale Polillo si riferisce è quella dei libri in edizione cartacea. Andando a vedere i prezzi delle versioni digitali di quei libri scopriamo che questi oscillano tra i 6,99 e i 13,99 euro con una certa concentrazione sulla fascia di 9,99. Nei primi 25 posti della classifica degli ebook più venduti la musica cambia. A conferma, diamo un’occhiata anche alla classifica degli ebook più venduti di Amazon (che da sola rappresenta la metà del mercato ebook totale in Italia): nel momento in cui sto scrivendo tra i primi dieci ce n’è solo uno che supera i 4 euro. La mia conclusione è quindi sensibilmente diversa da quella ufficiale dell’Aie. È vero che con il digitale la periteria fa parte del sistema, ma è anche vero che questa si concentra laddove i prezzi sono alti. Acquistare un libro anziché scaricarlo è una decisione che non può essere affidata unicamente all’etica del lettore. Deve esserci anche un riscontro nel servizio. Un ebook che costa quattordici euro e può essere letto solo su un dispositivo autorizzato, non può essere copiato per essere letto da un’altra parte, non posso usarne degli estratti per un copia incolla e via dicendo è destinato a perdere contro la sua versione pirata.

Un ebook che costa due euro e può essere letto in un click da tutti i dispositivi che voglio senza mai perdere né il segno né le note che ci scrivo sopra può vincere contro la copia pirata. Perché offre un servizio in più (e non in meno, come avviene con i drm che limitano l’uso del file) rispetto alla copia pirata e quindi rende accettabile quella piccola spesa che richiede. Ora, è vero che se questo non sarà chiaro una volta per tutte il mercato digitale faticherà di più a svilupparsi, ma attenzione: chi ne farà le spese sarà la stessa industria editoriale. Perché di certo il rischio non è che «il mercato muoia sul nascere», quanto piuttosto che l’editoria prenda una mazzata epocale dal momento che i lettori cercheranno soddisfazione altrove. L’industria discografica ne sa qualcosa. Sarò monotono, ma tutto questo discorso mi conferma che l’unica difesa contro la pirateria sono prezzi bassi, servizi e semplicità d’uso. Insomma, bisogna darsi da fare. Non c’è altro emendamento possibile.

Protetti, corazzati, impenetrabili, praticamente perdenti

L’arrivo di Amazon inizia a farsi sentire. In un mese il mercato totale di ebook è raddoppiato. Restano cifre ancora piccole, come ci conferma l’ottimo Tombolini in questo post ma la proporzione della crescita è notevole. La riprova è quanto scrive Simonetta Fiori su Repubblica, che cioè l’Istat ha fotografato 700 mila lettori forti in meno. Quei dati, come commentano in questo articolo su Booksblog, si riferiscono al cartaceo. Aggiungiamo un’altra considerazione, ovvero che i più propensi a passare al digitale sono proprio i lettori forti (sono considerati tali, a fini statistici, coloro che leggono almeno un libro al mese) e otteniamo un quadro diverso. Quei lettori forti non hanno smesso di leggere: sono passati al digitale. L’apertura del kindle store italiano ha fornito quell’accelerazione che ci aspettavamo. Anche a scapito degli altri distributori. D’altronde, come conferma questo articolo sull’uscita di Chicken Little, un racconto di Cory Doctorow pubblicato da 40K, i prezzi che offre Amazon o sono gli stessi o sono migliori. In questo caso, lo stesso racconto costa 3,99 euro in formato epub e 2,99 euro su Amazon. E questo offre i conseguenti spunti sul tema del formato digitale. Esperienza personale: appena letto questo articolo ho fatto un esperimento. La Adelphi decide di pubblicare in ebook le 75 inchieste di Maigret. Ora, Georges Simenon è uno di quegli autori che chi lo conosce sa di cosa si parla e chi non lo conosce dovrebbe conoscerlo. Non mi dilungo e colgo l’occasione per scaricare il primo libro, che oltretutto è in omaggio. Lo acquisto (pagandolo 0 euro, ma il procedimento è il medesimo e serve l’account) sia su Ibs sia su Amazon. La versione su Ibs è ammorbata dai drm di Adobe, i meccanismi di protezione. A parte qualche inevitabile riflessione sul senso di mettere meccanismi di protezione a un libro gratuito, il cui scopo è promuovere una collana, con la presenza dei drm ho dovuto prima scaricare la licenza digitale, da questa scaricare nel programma di Adobe la copia del libro, poi ho dovuto ricercare la copia dalla cartella dove era stata salvata dal programma e caricarla sull’ebook reader, il mio cybook. Ho acquistato lo stesso titolo su Amazon. Ho cliccato e dopo un minuto ce l’avevo sull’iPad (non ho il kindle, ma il metodo è identico). Oltretutto il servizio Whispersync sincronizza l’ultima pagina letta, gli appunti, le sottolineature e i segnalibri che così posso ritrovare su tutti i device con i quali posso accedere alla mia libreria digitale, grazie a una serie di programmi gratuiti per pc, Mac, Android, BlackBerry e via dicendo. Il libro è smaterializzato in modo definitivo e fruibile ovunque, mantenendo anche gli appunti che ci scrivo sopra. Non voglio tessere le lodi di Amazon, non mi interessa, ma in questa fase, in cui il discorso del formato è ancora aperto agli eventi, è chiaro che per concorrere bisogna offrire qualcosa di simile. Le protezioni che ostacolano una fruizione semplice, economica e immediata vanno nel senso opposto. Bezos ringrazia.

Iva sugli ebook: un caso per il commissario Kroes

A quanto pare il commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes sta dando seguito a quanto disse a ottobre alla Buchmesse di Francoforte, quando con tutta la sua saggezza olandese affermò che «quello che conta è la marmellata, non il vasetto che la contiene». Stiamo parlando di ebook e di iva. La Kroes aveva messo in luce la disparità di trattamento tra cartaceo e digitale (vedi qui un articolo su Key4biz) e aveva annunciato l’intenzione di risolvere la situazione. Da alcune notizie apparse sul web (qui su Editoria digitale e qui su Webmasterpoint) sembra che abbia deciso di passare ai fatti. Questo porrebbe fine a una disparità priva di senso. Intendiamoci, tra cartaceo e digitale non dovrebbe esserci alcuna gara, non dovremmo dividerci tra sostenitori dell’uno e sostenitori dell’altro, con l’unica conseguenza di parlarci addosso rimanendo ciascuno fermo sulle proprie posizioni, ma considerare questi due supporti come complementari, in grado l’uno di perfezionare l’offerta culturale complessiva laddove l’altro non arriva. In questo senso, non equiparare l’iva non è un vantaggio sleale concesso al cartaceo sul digitale, ma un danno per tutti, un dispetto alla cultura. Speriamo sia la volta buona.

Raccontare il disastro

Sono uno dei tanti giornalisti che in questi giorni hanno affollato la banchina di Porto Santo Stefano cercando di raccontare il naufragio della Concordia. Come tutti gli altri sabato mattina ho parlato con i passeggeri, raccogliendo le loro storie. Alcuni di loro erano rimasti sconvolti dall’effetto del panico. Dall’effetto che il panico ha avuto su loro stessi, costringendoli alla fuga. Alcuni si sentivano in colpa. Ma le storie che tutti vorrebbero raccontare vanno in senso opposto. La ricerca del gesto eroico che abbia un effetto consolatorio, quasi tranquillizzante. In quei volti che rientravano dall’Isola del Giglio c’era l’impronta dell’incubo in cui erano precipitati, lo smarrimento di chi cerca i propri cari, la speranza affidata alla prossima corsa dei traghetti che hanno riportato i naufraghi in continente. Nei giorni successivi è stato diverso. Sempre più difficile aspettarsi novità positive dalle operazioni di soccorso. Pensando ai dispersi c’è quasi il timore di chiedere a chi rientra a Porto Santo Stefano se ci siano novità.

Joyce appartiene a tutti

Cosa succede quando decadono i diritti d’autore per un’opera? A regola, dovrebbe succedere che quell’opera diventa patrimonio pubblico. Da questo articolo pubblicato su Libriblog ho appreso che il 13 gennaio (oggi) è stato il primo giorno dopo i settant’anni dalla morte di James Joyce. Ho controllato su Wikipedia. È vero. Era nato a Dublino il 2 febbraio 1882 e il 13 gennaio 1941 è morto a Zurigo. Dopo settant’anni dalla morte di un autore le sue opere sono libere da copyright. Sono di pubblico dominio. Patrimonio dell’umanità. Se questo ha avuto un grande valore finora, nell’era digitale acquisisce un valore immenso. Le opere non coperte da copyright, infatti, potrebbero essere distribuite gratis. Mentre nel mondo della carta costi di stampa e distribuzione impongono comunque di far pagare il prezzo del libro a chi vuole leggersi Aristotele, Dumas, Manzoni, Poe o, da oggi, Joyce, nel mondo del digitale tutto questo non esiste. Fatti salvi gli eventuali diritti sulla traduzione, infatti, i testi potrebbero essere pubblicati in ebook con un lavoro redazionale piuttosto semplice, piazzati su un sito e diventare patrimonio mondiale. Su questa linea si muove il Progetto Manuzio, per esempio, e c’è anche il sito Public Domain Day che si occupa proprio di questo argomento e sul quale ho scoperto che da quest’anno anche le opere di Virginia Woolf apparterranno a tutti. Un governo illuminato investirebbe qualche spicciolo su questo fronte.

Nuvolette sulle nuvole e altre meraviglie

Davvero un periodo di novità interessanti sul fronte del fumetto in digitale. Da twitter vengo a sapere che la Panini Comics sta per varare una nuova piattaforma che annuncia così:  «In un momento di forte crescita per l’eBook e la lettura digitale in Italia, Panini Comics si affaccia sul mercato della distribuzione del fumetto in formato digitale, allo scopo di allargare la penetrazione del proprio marchio e dei propri titoli anche ai nativi digitali e a coloro che si affidano alla rete e ai propri device per consumare lettura e intrattenimento. Il 25 gennaio 2012 nascerà il negozio di digital comics Panini Digits. Il fumetto digitale “Made in Panini Comics” diventa finalmente realtà». Il tutto per ipad, iphone, ipod tooch, mac e pc. Sembra di capire che i vari acquisti fatti rimarranno a disposizione sulla nuvoletta così da essere letti da qualsiasi device. Più o meno lo stesso servizio che già adesso fa Amazon con il suo Whispersync. Il libro è definitivamente smaterializzato e resta nell’aria, a disposizione in ogni momento. Un po’ come nei videogiochi in cui in ogni momento con un tasto puoi fare l’inventario degli oggetti che compaiono attorno al personaggio. Tornando a Panini Comics, il tutto dovrebbe partire con titoli storici che chiamano in causa anche Stan Lee per poi attivare qualche novità interessante per il fumetto creato per il digitale. A questo proposito BeccoGiallo, che ha digitalizzato alcuni titoli a disposizione su BookRepublic a 2,50 euro l’uno, ha riassunto qui una discussione nata sempre su twitter sulle caratteristiche che dovrebbe avere un fumetto nato per il digitale. Io ho suggerito di fluidificare la tavola per un motivo fondamentale: i device non hanno tutti la stessa superficie di lettura. Non è pensabile una tavola che vada bene per un palmare e per un monitor panoramico. Concludo con una segnalazione dal mondo cartaceo. È uscito per Einaudi Stile Libero il libro a fumetti Un fatto umano (di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi), che citando una frase di Giovanni Falcone («La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine») racconta la storia del pool antimafia. Ne parla qui Massimo Maugeri sul suo blog Letteratitudine. È un lavoro importante. Per molti aspetti. Qui mi limito a sottolineare l’efficacia con la quale la narrazione grafica si sta offrendo come veicolo per l’inchiesta giornalistica e storica. Che sia questa la formula magica che il fumetto italiano non aveva ancora trovato?

Leggiamoci un fumetto

Nel frattempo ho scambiato quattro chiacchiere con Daniele Marotta, impegnato nella promozione di Superzelda, la graphic novel che racconta la vita di Zelda Fitzgerald realizzata insieme a Tiziana Lo Porto, che è l’autrice dei testi, per Minimum Fax. Ne è nata questa intervista. Ma a parte il caso specifico, ogni volta che si parla di fumetti il discorso non può esimersi dall’affrontare lo stato delle cose di una forma narrativa ancora considerata minore. C’è sicuramente dalle nostre parti una pregiudiziale immatura, che confina il fumetto in uno spazio secondario. Però è anche vero che questo tic culturale deriva forse dal fatto che il nostro fumetto non ha imparato fino in fondo a essere popolare e d’autore insieme come è riuscito a essere altrove, sia in terra francofona che anglofona, per dire. Da una parte sono rimasti i mostri sacri, dall’altra il fumetto da edicola. Entrambi con innumerevoli pregi e con una storia gloriosa alle spalle, ma forse incapaci, oggi, di rivolgersi a lettori nuovi, diversi dai propri, e sviluppare un contesto in grado di raggiungere un pubblico più vasto. Uno dei tentativi più significativi in questo senso credo sia stato quello dell’editore BeccoGiallo, e a questo proposito ricordo questa iniziativa in combutta con L’Unità e BookRepublic: una collana di fumetti in versione ebook a 2,50 euro che è davvero un’occasione per avvicinarsi a questo tipo di narrazione e al fumetto d’inchiesta in particolare.

Quattro storie per il nuovo anno

Nel prossimo anno si incroceranno per me quattro storie. Quattro oggetti narrativi, ognuno dei quali si trova in una fase diversa e vorrei provare a raccontare passo passo su Tannhauser i vari progressi e le cose che avverranno. A partire dal fatto che adoro il numero quattro.

Il primo è un romanzo che ha già un editore e un contratto firmato. Si tratta di un giallo storico, ambientato a Venezia, agli albori del sedicesimo secolo e dell’industria editoriale. Anche il secondo è un giallo, stavolta ambientato nell’Italia di oggi in un intreccio tra giornalismo, politica, servizi segreti e cose ereditate dal passato. È ancora in valutazione e quindi aspetta di trovare un editore. Poi c’è Nessun dolore, uscito quest’anno dal torneo letterario Io Scrittore, in ebook. Per questo romanzo breve potrebbe arrivare l’edizione cartacea. L’ultima storia è quella ancora da scrivere. Qui siamo nel luminoso campo delle idee. Vedremo se quelle che ho in testa in questo momento di riveleranno buone.

Questo blog è nato da qualche mese e sto ancora cercando di capire come funziona la cosa. Ho provato a fissare dei pensieri raccontando un punto di vista. I post più letti sono quelli sull’editoria digitale e sul mio romanzo «Nessun dolore», in buona parte perché ha riguardato un concorso al quale hanno partecipato un sacco di persone che si sono poi interessate al seguito. In un certo senso il blog è nato attorno a quell’esperienza. È nato per la consapevolezza che ogni forma di narrazione è frutto di un rapporto, di una connessione, come ho scritto nel post inaugurale. E volendo occuparmi narrativa, ci tengo.

Vi lascio a queste ultime ore del 2011.
Buona fine e buon inizio.

Fumetti in digitale

La prima segnalazione riguarda l’intramontabile Diabolik, la cui prima avventura è stata convertita in formato ePub e adesso è in vendita a 0,99 euro. La seconda riguarda una nuova collana. Dopo quella di ebook a prezzo speciale (due libri, tre euro) arriva una nuova iniziativa che vede schierati L’Unità, ReadMeLibri e BookRepublic. Sette graphic novel targate Becco Giallo vendute in pdf a 2.50 euro. I fumetti d’inchiesta di Becco Giallo li conosco già da un pezzo e posso dire che considero questo editore una delle realtà più interessanti del panorama fumettaro attuale. Il prezzo a 2.50 euro è davvero un’occasione imperdibile. Sulla resa in digitale, il discorso è più complesso rispetto alla narrativa, dove la parola scritta resta sempre quella a prescindere del supporto sul quale la leggi. Ho provato qualcosa della Marvel sull’iPad e l’effetto è strepitoso. Puoi ingrandire a tutta pagina la singola vignetta e praticamente reimpaginare il fumetto. Ho provato sempre sul tablet anche l’anteprima di Becco Giallo e non è affatto male, anche se trattandosi di un pdf l’interazione si limita allo zoom. Per Diabolik vedo bene anche il caro vecchio Cybook, che offre una lettura non retroilluminata e quindi più rilassante. Tra l’altro, in questo caso il formato della tavola si adatta al sei pollici. Sarà interessante seguire invece come si svilupperà il fumetto nativo digitale e verso quale tipo di device di indirizzerà, se più orientato al tablet o all’ebook reader. Perché essendo l’immagine parte integrante della narrazione, il tipo di device al quale sarà indirizzato il lavoro potrebbe comportare scelte importanti. Staremo a vedere. Nel frattempo mi godo questa iniziativa, che mi spinge anche a due ulteriori riflessioni. La prima riguarda L’Unità e il modo in cui i giornali, di carta, hanno iniziato a convertire in digitale anche i loro gadget abituali, libri e fumetti. La seconda riguarda BookRepublic e il modo in cui, con queste iniziative di selezione e proposta, ci illustra quale sarà il ruolo di un vero libraio nell’era del digitale. Ah, buon Natale.

Editoria digitale: un po’ di numeri

L’Associazione italiana editori ha fornito qualche dato sugli ebook nel corso di Più libri più liberi, a Roma. Stando a quanto riportato dall’Aie l’offerta di titoli in digitale è passata dai 1.619 del dicembre 2009, ai 6.950 del  dicembre 2010, ai 18.816 del novembre 2011. La narrativa italiana cresce del 143 per cento, quella straniera del 111,8, la gialla del 76,8 e quella fantastica del 74,4. Gli editori con ebook in commercio sono 342, di cui 58 grandi editori (e marchi collegati) e 284 piccoli editori. Il prezzo medio di un libro di carta è 20,90 euro e quello dell’edizione digitale è 10,21.

Il digitale cresce, quindi, ma per alcuni cresce più che per altri. Questo secondo un articolo che ho letto qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano, che si riferisce però all’America, dove il prezzo medio di un libro di carta è 26 dollari e quello della versione digitale è di 12,99. Grazie all’abbattimento dei costi, secondo quei dati, il profitto di un editore per ogni copia cresce, passando da 4,05 dollari del cartaceo a 6,54 dollari del digitale. Non cresce invece il guadagno per l’autore, che passa dai 3,90 dollari del cartaceo ai 2,27 del digitale. Questo serve in parte a spiegare il motivo del braccio di ferro tra editori e autori per la stipulazione dei contratti relativi al mercato italiano. L’ultima notizia che aggrego riguarda infine l’Iva.

Come sanno ormai anche i sassi gli ebook pagano il 21 per cento di Iva (per ora, ma potrebbe passare al 23 con un’altra alzata d’ingegno) perché sono fiscalmente equiparati ai software, pur essendo identificati attraverso il codice Isbn, che è universalmente utilizzato per identificare i libri. I libri, quelli di carta, sono invece ivati al 4 per cento. Equiparare l’edizione digitale a quella cartacea contribuirebbe ad abbassare il prezzo degli ebook. D’altronde un libro è un libro a prescindere dal supporto. In Francia l’hanno capito. Dal primo gennaio, infatti, per i nostri vicini la Tva (declinazione gallica dell’Iva) passerà dal 19,6 per cento attuale al 7 per cento, allineandosi a quella dei libri cartacei che passerà dal 5,5 al 7 per cento. Booksblog parla di un provvedimento ispirato al modello americano. L’equiparazione è doverosa. Non sono convinto che il provvedimento vada pagato alzando l’Iva dei libri cartacei, ma questo è un altro discorso.