Aspettando Amazon

Qualche aggiornamento sul tema digitale. Massimo Maugeri ha proposto sul suo blog Letteratitudine un sondaggio sul self publishing e sul modo in cui pratiche di questo tipo e l’arrivo di Amazon (sembra che a giorni sia attesa l’apertura dello store italiano) stiano modificando il panorama editoriale. La discussione è interessante e merita una lettura. Aggiungerei però che il fenomeno del self publishing non è più la novità assoluta del panorama e sono invece altri gli elementi che in questo momento hanno la possibilità di disegnare nuovi orizzonti per l’editoria. Sia Amazon sia i suoi più diretti concorrenti come Kobo (intendiamoci, non si tratta di editori nel tradizionale senso del termine, quelli stanno rinunciando a concorrere con Amazon) hanno intuito che l’autopubblicazione non basta e hanno assunto editor e grafici per diventare editori essi stessi. La migrazione di massa verso questi colossi da parte degli editori tradizionali potrebbe metterli nelle stesse condizioni in cui si trovano oggi gli editori minori nei grandi negozi gestiti da chi al tempo stesso fa l’editore e il distributore. Aggiungiamo un formato digitale chiuso di cui il distributore è proprietario e vediamo come questo quadro rischi di soffocare le grandi potenzialità del digitale nella riproduzione di schemi identici a quelli che attualmente tengono in ostaggio l’editoria cartacea. Segnalo infine questa iniziativa davvero interessante e che lascia ben sperare nata dalla collaborazione tra BookRepublic e L’Unità: la prima collana di ebook a prezzo speciale. Trenta autori contemporanei e altrettanti classici venduti accoppiati al prezzo di tre euro. Qui di seguito riporto le mie risposte alle domande poste da Maugeri.

1. Cosa ne pensate del self-publishing (o autoedizione)?
Nel digitale è un modo rapido ed economico per pubblicare un libro e mettersi in gioco. Dato l’abbattimento di costi e prezzi per la produzione di ebook, presto l’autopubblicazione di carta sarà un fenomeno decisamente marginale rispetto alla sua declinazione digitale.

2. Quali sono, a vostro avviso, i pro e contro del “fenomeno”?
I pro sono di veder pubblicato e messo in vendita il proprio libro, in modo da cominciare a riscuotere consensi e anche soldi per il proprio lavoro. I contro si concentrano nel venir meno della figura di un editore, del suo lavoro sul testo e del modo in cui può indirizzare la crescita dell’autore e sostenerlo sul mercato.

3. Che connessione c’è (ammesso che ci sia) tra il fenomeno della “editoria a pagamento” e quello del “self-publishing”?
Il self publishing è una pratica onesta: nessuno ti chiede soldi e nessuno ti promette più di quanto ha intenzione di darti. L’editoria a pagamento è, in molti casi, una truffa che gioca sulle ambizioni e le presunzioni, quindi sulle debolezze, delle persone.

4. Come sta cambiando l’editoria alla luce dello sviluppo di questi nuovi fenomeni?
Nel digitale l’editore non ha più un ruolo determinante sulla distribuzione del libro e deve quindi essere in grado di rimodulare il proprio mestiere, investendo in quello che può ancora essere il valore aggiunto che un editore è in grado di dare rispetto all’autopubblicazione, soprattutto per gli esordienti (e mi riferisco ai “contro” della risposta alla domanda 2). La proposta editoriale nel digitale si libera anche del concetto di “occupazione di spazi” e quindi potrebbe ridursi il ruolo del best seller a vantaggio di un maggior numero di titoli. La distribuzione online sposta il mercato nel web e quindi amplifica il valore di blog, siti, riviste e webzine che propongono letture con una logica autonoma e svincolata dall’industria libraria.

5. Cosa ne pensate della “intromissione” di Amazon nel campo dei libri e dell’editoria
Amazon ha intuito la portata del cambiamento prima degli editori, e ha proposto un modello di editoria intesa come “servizi all’autore” che inverte il rapporto tra editore e autore in un modo in cui non è più l’autore a proporsi all’editore ma viceversa.

6. A proposito di editoria: quali sono ruoli e compiti dell’editore?
Selezionare testi validi da proporre ai propri lettori, evitando loro di annegare nel mare infinito delle autopubblicazioni e offrendo testi con garanzia di qualità. Intervenire sul testo per migliorarlo, suggerire all’autore come renderlo migliore, instaurare un rapporto con l’autore indirizzandone e favorendone la crescita. Sostenere i libri proposti creando interesse attorno a essi, promuoverli.

7. Un’ultima domanda: cosa pensereste se decidessi di auto-pubblicare il secondo volume di “Letteratitudine, il libro“, ricorrendo (per esempio) a Lulu.com o a ilmiolibro, anziché a un editore tradizionale?
Consiglierei di pensare piuttosto a un’edizione in ebook (magari in formato epub e senza drm): il lettore si compra solo il testo e lo paga molto meno, se poi qualcuno se lo vuole stampare e rilegare può farlo per conto proprio.

Orizzonti digitali 3.0

Alle inadeguatezze del nostro paese si è da poco aggiunta la legge Levi sul prezzo dei libri. Arrivata in un momento in cui da chi fa le leggi i cittadini si aspettavano tutt’altro, tipo arginare il tracollo economico nel quale stiamo sprofondando, la legge Levi è stata presentata come baluardo della pluralità, a difesa dei piccoli librai e dei piccoli editori contro la grande distribuzione (editori che fanno anche i librai) e al tempo stesso come baluardo per la grande distribuzione (editori che fanno anche i librai e molte altre cose) contro i negozi online, tipo Amazon. In sostanza impone una soglia massima di sconto sui libri: il 15 per cento per i lettori, il 20 per cento per le biblioteche. Il sacrificio, insomma, a tutela della pluralità, non è richiesto ai colossi del digitale, che seguendo questa logica priva di senno dovrebbero essere la controparte, bensì ai lettori (e alle biblioteche!): i cittadini, che alla fine sono di nuovo la controparte di tutte le catastrofi passate e future. Credere che questa legge riesca a salvare la pluralità è come credere che a far chiudere i negozi di dischi sia stata l’assenza di un tetto massimo di sconto sui cd. Io ne dubito. Però credo che questa legge sia decisamente efficace per un altro scopo: per capire la differenza tra un provvedimento contingente e la capacità di esprimere un pensiero di lungo periodo.

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Orizzonti digitali 2.3

Un libro magico, sulle cui pagine compare ogni volta il testo desiderato. Un mondo di conoscenza in un solo volume. Ernst T. A. Hoffmann ha descritto più o meno in questo modo l’oggetto del desiderio di un bibliofilo protagonista del racconto La scelta della sposa, pubblicato nel 1819. Ci ricorda qualcosa? Penso sia chiaro. Oggi quel libro magico si chiama ebook reader. Solo che nel racconto di Hoffmann è un oggetto del desiderio, mentre nella realtà che noi viviamo due secoli dopo è un oggetto verso il quale aleggia ancora una coltre di diffidenza. Questione di tempi. La legge Levi colpisce le librerie online che, tagliando i costi di magazzino, potevano permettersi sconti superiori a quelli delle librerie fisiche e pensa così di arrestare Amazon. Può darsi ci riesca, ma io credo invece che quando Bezos scoprirà sulla cartina planetaria l’esistenza di un luogo chiamato Italia, in cui ancora non c’è uno store dedicato al suo kindle, la legge Levi servirà a dirottare sull’ebook l’interesse delle librerie digitali (e sarebbe ora).

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Un anno vissuto digitalmente

Tra qualche giorno si concluderà la seconda edizione del torneo letterario IoScrittore. Questo vuol dire che è ormai passato un anno da quando mi ritrovai a scorrere la lista dei trenta selezionati della prima edizione e ci trovai il mio nome e quello del romanzo con il quale avevo partecipato, Nessun dolore. Adesso sarebbe quindi stato il momento giusto per fare un primo bilancio dell’esperienza, ma l’editore non ha a disposizione i dati dei download, che avremo soltanto in primavera. Sarebbe interessante aggregare anche i dati degli altri, per capire più o meno la tendenza generale e vedere come sono andate le cose. Potrebbe essere utile anche per ricalibrare alcuni aspetti.

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Orizzonti digitali 2.2

Qualche giorno fa mi è capitato di intervistare Sandrone Dazieri. Gli ho chiesto di Squadra antimafia 4, del nuovo libro che doveva uscire a Natale e che invece uscirà in primavera (con una nuova coppia di investigatori che sostituiranno il Gorilla e l’inseparabile Socio), e alla fine gli ho chiesto cosa pensasse degli orizzonti digitali sul fronte ebook. Sapevo, leggendo il suo blog, che per leggere usa diversi device tra reader, tablet, palmari e che come lui stesso si è definito è uno “smanettone”. Le prime considerazioni sono state quelle che condividiamo tutti, che servono più che altro a delimitare il campo e indicare il punto di vista. In Italia se ne vendono ancora pochi, nessuno scrittore potrebbe vivere di diritti digitali, ma la scena è destinata a cambiare e il prodotto crescerà. «A uno che possiede una tipografia gli suggerirei di venderla» mi ha detto. Poi gli ho chiesto se consiglierebbe a un esordiente di autopubblicarsi.

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