Il Problema

In rete si parla di decrescita editoriale. Vediamo di capirci. L’idea parte da Marco Cassini (Minimum Fax) e proviene dal fermento nato attorno a TQ, il movimento di scrittori trenta-quarantenni che si è riunito a Roma con una serie di propositi. Il discorso è vasto e dai profili ancora incerti. In breve, limitandomi alla faccenda della decrescita, è stato messo in luce come la vita dei libri sia sempre più breve. Quelli che non vengono venduti dopo tre mesi (che sono davvero un lampo) possono essere restituiti dai librai come rese e sostituiti con altri titoli. Che fine fanno le rese? Di solito, il macero. Questo avrebbe contribuito a innescare una tendenza a produrre molti libri, tentando le perigliose vie del mercato con più carte da giocare. Quello che imbrocca la via giusta paga tutti gli altri. In questo periodo, però, di libri imbroccati ce ne sono meno. Saranno cambiate le esigenze del pubblico? Bella domanda. Fatto sta che la rincorsa alla quantità avrebbe messo gli editori in condizione di rinunciare alla qualità. Secondo Cassini. Più libri senza aumentare il reggimento di editor, addetti stampa, grafici e tutto il resto vuol dire tirarli via: un editing superficiale, promozione inesistente, copertine schiaffate lì a caso e via dicendo. Per tornare a una maggiore qualità, quindi, Cassini propone di pubblicare meno libri, sceglierli meglio e curarli di più. La qualità del libro in sé ne guadagnerebbe, ma la trovo una scelta di arroccamento. Jacopo De Michelis (Marsilio) mette in luce il rischio che una “decrescita” porti con sé una riduzione di fatturato e di conseguenza di lavoro culturale (di nuovo: editor, addetti stampa, grafici…). Ma soprattutto ricorda che l’editoria italiana è alle porte di un passaggio epocale: il digitale. Alla faccia della decrescita i libri rifiutati, che sarebbero molti di più, prenderebbero il largo con l’autopubblicazione e con distributori come Amazon, bypassando l’editore che perderebbe così il proprio ruolo. Il concetto è proprio quello sul quale mi ero soffermato nel post precedente. E se l’affollamento dei libri non fosse il vero problema? A quanto pare i libri pubblicati in Italia non sono più di quelli pubblicati negli altri luoghi europei. Il fatto è che dalle nostre parti se ne leggono (e quindi se ne comprano) di meno. Molti di meno. E questo è Il Problema. Qui di ricette non ne ha nessuno, ma personalmente trovo molto interessante l’iniziativa di Amazon di aprire sul kindle (in America) il prestito agli studenti per i libri di testo scolastici. In un colpo solo riduce la spesa delle famiglie e mette in mano ai ragazzi un aggeggio che serve per leggere. Mica male. E per tornare al discorso della decrescita, il digitale consentirebbe agli editori di risparmiare risorse su stampa e distribuzione, per poterle investire in quel valore aggiunto che (quando c’è) anche nell’eventuale “era digitale” li distinguerà sempre dall’autoproduzione: la cura del testo e dell’autore.