Quale storia saremo

Un giorno gli studenti di storia affronteranno il capitolo dedicato ai moti degli anni Dieci. Forse leggeranno che una delle principali cause delle sommosse fu l’incapacità della politica a governare le difficoltà delle decadi precedenti, a intercettare la richiesta di cambiamento prima che precipitasse in una richiesta di aiuto. Leggeranno che gli anni Dieci si sono aperti la morte di Osama bin Laden, il Grande Nemico dell’Occidente, e di Muammar Gheddafi, che qualcuno ha considerato il Grande Amico dell’Occidente. Leggeranno del sospetto che entrambi i proiettili siano stati esplosi dalla stessa pistola per coprire verità scomode. Ma leggeranno anche che in Occidente gli anni Dieci si sono aperti con gli Indignados in piazza Puerta del Sol a Madrid e poi con gli scontri in piazza San Giovanni a Roma e in piazza Sintagma ad Atene. Con la richiesta di legislazioni speciali per fermare l’onda che stava montando. Leggeranno di un’Italia disastrata da una crisi economica che per troppo tempo è stata percepita come il punto di vista dei pessimisti, una verità di parte alla quale l’altra parte ha opposto la sua visione di una società in cui a parlare di crisi erano i soliti malcontenti quando in realtà tutti gli italiani non se la passavano affatto male. Leggeranno che tra quelli che invece se la passavano male eccome a un certo punto qualcuno si è messo un cappuccio in testa e ha iniziato a sfasciare tutto. Mentre sulla sponda opposta del Mediterraneo una voglia di libertà espressa anche a colpi di fucile ha ridisegnato gli assetti politici dell’Africa. E allora, forse, quando questi eventi saranno finalmente inseriti nello stesso capitolo, le connessioni che oggi stentiamo a cogliere saranno più chiare. Ma saranno già storia. Quella che stiamo per scrivere noi.

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Il racconto del raìs

Mentre scorrono le immagini del bunker di Gheddafi espugnato dai ribelli, sembra di assistere a un tetro conto alla rovescia. Aspetto di leggere la parola cattura nei titoli dei giornali online sui quali sto seguendo l’evolversi della faccenda. E mi rendo conto di quanto la primavera araba, che è poi diventata una torrida estate, abbia segnato un passaggio ulteriore nel ruolo dei media. Nell’evoluzione dei mezzi di informazione capita spesso che i punti di svolta siano in corrispondenza di eventi drammatici, di guerre. Ogni volta mi torna in mente il soldato Joker di Full Metal Jacket, mentre insieme al fotografo Rafterman si fa spedire al fronte per raccontare la guerra.

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