Per la prima volta non sarà l’autore a rimandare, attraverso il proprio sito, ai negozi per l’acquisto del proprio libro, ma il contrario. Questo è quanto avviene con Pottermore, il progetto web dedicato a Harry Potter. I libri della Rowling in versione digitale, anche in edizione italiana, saranno disponibili direttamente sul sito ideato dall’autrice. Nelle vetrine digitali dei negozi compare la copertina insieme alle altre, ma se su Amazon clicchiamo sopra per acquistare il libro apparirà questo messaggio:
Al momento, gli eBook Kindle su Harry Potter sono disponibili solamente in lingua inglese e devono essere acquistati sul sito terzo Pottermore. Clicca sul pulsante “Acquista su Pottermore” per passare a Pottermore Shop, dove sarà necessario creare un account separato. Come tutti gli eBook Kindle, i libri acquistati su Pottermore sono “Compra una volta, leggi ovunque” e saranno disponibili per essere letti mediante Kindle o le applicazioni di lettura Kindle gratuite.
Non conosco i dettagli dell’accordo, ma presumo che agli store andrà una percentuale sui download acquistati da acquirenti provenienti dai loro siti o qualcosa del genere. Qualcosa di molto simile al programma di affiliazione che propongono loro stessi, solo che stavolta il ruolo degli affiliati dovranno tenerlo per sé. Gli affiliati sono loro. Per necessità. Quale negozio può infatti permettersi di snobbare il maghetto? Nessuno, a causa dell’inossidabile legame che i lettori hanno con l’occhialuto stregone. E allora ecco la piccola svolta. I grandi store online, visti come la Morte Nera dai distributori fisici, devono adeguarsi a un modello imposto da un altro anello della filiera: il primo: l’autore.
Una piccola rivoluzione, che ha però un grande significato. Il rapporto tra autore e lettore diventa il cardine attorno al quale tutto il resto si muove. L’asse portante del sistema. Forse gli autori che al momento possono permettersi di dettare le proprie condizioni ai colossi della distribuzione online sono meno di cinque in tutto il pianeta, ed è vero anche che non è possibile avere la riprova di cosa sarebbe avvenuto se l’accordo tra la mamma del maghetto e Amazon, per dire, non fosse andato in porto (ovvero: chi ci avrebbe rimesso di più rispetto al potenziale?), ma è innegabile che la vicenda affidi all’autore un ruolo diverso, che va oltre, le cui potenzialità e i cui contorni sono ancora tutti da esplorare. Se anche esistesse un solo caso nell’universo di autore in grado di invertire questo rapporto di forza, questo non cancellerebbe il principio: quel rapporto di forza può essere invertito.
Ultima annotazione: la Rowling rinuncia ai drm. Ha capito che sono un’incitazione alla pirateria per come rendono tortuosa la fruizione di un libro al povero lettore. La presenza di drm sugli ebook del maghetto, del resto, non avrebbe certo impedito agli stessi ebook di essere disponibili in versione illegale sulle piattaforme di file sharing. Questo lo dimostra il fatto che gli ebook del maghetto erano già disponibili sulle piattaforme di file sharing prima ancora che la Rowling pensasse Pottermore. Questo perché la Rowling, o qualcuno che glielo ha spiegato, ha capito che l’alternativa alla pirateria ha senso se offre una fruizione più semplice e un servizio migliore, whispersync compreso.
Sembra che in due giorni i download da Pottermore abbiano superato il milione.